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Sessualità e disabilità, storie vere e assistenza sessuale

visibility4747 Visualizzazioni comment0 comments person Pubblicato da: Cristian - Sottosopra

Guida di Cristian, dal negozio Sottosopra

Vent'anni in negozio e quello che mi ho imparato

Dal 2006 sto dietro il bancone di un sexy shop. Ho visto entrare persone in carrozzina che chiedevano scusi posso entrare, madri imbarazzate accanto alle figlie, padri che compravano di nascosto per i figli adulti. Nessuno mi ha insegnato come comportarmi. Ho imparato da loro, una domanda alla volta.

Qui trovi le storie che mi porto dentro, cosa succede in Italia con l'assistenza sessuale, quello che ho visto funzionare e le domande che mi fanno più spesso. Le storie sono vere, i nomi li ho tolti.

In questa pagina oltre alle storie trovi, verso la fine, anche alcuni prodotti che vendo. Li ho messi dopo, perché qui prima vengono le persone.

In questa pagina ▾

«Scusi, ma per uno come me esiste qualcosa?»

Qualche anno fa è entrato in negozio un ragazzo di trent'anni in carrozzina elettrica. Aveva uno sguardo che non dimentico, un misto di vergogna, speranza e quella rabbia silenziosa di chi è abituato a sentirsi invisibile.

Non ha chiesto un prodotto. Ha chiesto il permesso. «Scusi, ma per me (intendeva il suo stato fisico)... esiste qualcosa?»

Non era una domanda tecnica. Mi stava chiedendo se aveva il diritto di provare piacere, se il suo corpo poteva ancora desiderare. Gli ho detto di sì. Abbiamo ragionato insieme su cosa poteva funzionare con la sua mobilità e gli ho detto una cosa che evidentemente nessuno gli aveva mai detto. Il suo corpo aveva gli stessi diritti di qualsiasi altro.

È uscito con un acquisto, ma credo che la cosa più importante se la sia portata via senza pagarla. Essere trattato da adulto. Non come un paziente, non come un caso. Come un uomo con i suoi desideri.

Quello che ho capito quel giorno

Non era un caso isolato, era la regola. Da lì ho cominciato a chiedere, ascoltare, informarmi. Chi entrava con una disabilità aveva bisogno di qualcuno che lo trattasse con normalità e spesso quel qualcuno non c'era.

Adulti trattati come eterni bambini

Lo vedo da vent'anni. Le persone con disabilità, soprattutto con disabilità cognitiva, vengono trattate come bambini, per sempre. Bambini che non crescono, che non desiderano, che non hanno un corpo adulto.

Lo vedo negli occhi di chi si vergogna a chiedere. Lo sento nelle parole dei genitori che mi confessano «non sapevo nemmeno che mio figlio potesse avere questi bisogni».

Non è solo una mia impressione

Nel 2020 CoorDown, il coordinamento nazionale delle associazioni delle persone con sindrome di Down, ha raccolto nell'indagine «Ora parlo io» le risposte di 650 persone con sindrome di Down. Il 46,5% aveva una relazione affettiva e il 75% di chi non ce l'aveva avrebbe voluto averla. Ma quando le domande sono arrivate alla sfera più intima, in tanti hanno smesso di rispondere. La sessualità resta un tabù anche per chi la vive.

Quello che mi raccontano le famiglie

Diversi genitori negli anni mi hanno detto la stessa cosa. Quando al figlio o alla figlia adulti si dà la possibilità di vivere la propria intimità in autonomia, spesso calano l'ansia, il nervosismo, certi comportamenti che prima venivano chiamati «problematici». È quello che vedo in negozio, non uno studio. Per la parte educativa e clinica ci sono professionisti formati e in fondo alla pagina trovi da dove partire.

Quello che ho imparato è semplice. Negare la sessualità non protegge nessuno. Toglie il tema dal tavolo della famiglia, non dalla vita della persona.

Le storie che mi porto dentro

Potrei riempirci un libro. Te ne racconto tre, perché mostrano una realtà che in tanti preferiscono non guardare.

Racconti dal negozio

La madre e la figlia

Una madre è entrata accompagnando la figlia di ventotto anni, una ragazza con una disabilità cognitiva. La figlia aveva scoperto online i succhiaclitoride e ne voleva uno. Ne era, con le parole della madre, «ossessionata».

Con gli occhi lucidi mi ha raccontato il resto. Quando la figlia non trovava sfogo diventava agitata, a volte fino a farsi male. Per un periodo l'aveva affidata a una struttura. «Sa cosa facevano? La sedavano. Quando andavo a trovarla era uno zombie. Non era più mia figlia.»

Così aveva deciso di guardare la realtà in faccia. Meglio uno strumento che permette alla figlia di vivere la sua intimità da sola che un farmaco che la spegne. Meglio l'imbarazzo di entrare in un sexy shop che vedere la figlia sparire dietro gli occhi.

Abbiamo parlato a lungo, dei modelli, di quale fosse più semplice da usare, di come pulirlo. È uscita con un acquisto e con la sensazione di non essere sola. È per famiglie come la sua che oggi i prodotti più facili da usare li ho raccolti in una sezione dedicata.

Racconti dal negozio

I padri che vengono di nascosto

Vengono quasi sempre da soli, guardandosi intorno. Comprano per i figli maschi adulti un masturbatore, qualcosa che permetta loro di avere un'intimità.

Quasi sempre la moglie non lo sa, o non è d'accordo. «Mia moglie dice che non è il caso.» «Mia moglie pensa che diventerebbe ossessionato.» «Mia moglie dice che non ne ha bisogno.»

Ma un figlio adulto resta un adulto, con un corpo adulto, anche quando in famiglia si preferisce non vederlo. Questi padri, anche di nascosto, stanno dicendo una cosa enorme. Mio figlio è un uomo.

Racconti dal negozio

Chi entra chiedendo scusa

La cosa che mi fa più male è quando una persona con disabilità entra scusandosi. «Scusi il disturbo.» «Scusi se le faccio perdere tempo.» «Scusi se le faccio domande strane.»

Non c'è niente da scusare. Sono clienti come tutti gli altri e spesso più informati degli altri, perché sanno quanto è difficile trovare qualcuno che li tratti con normalità.

Quello che ho imparato da queste storie

Le persone con disabilità non vogliono compassione e non vogliono essere un caso speciale. Vogliono essere trattate da adulte, con rispetto e competenza. Non è così difficile.

Sei un genitore e non sai da dove cominciare? Scrivimi, anche solo per parlarne.

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I genitori, chi resiste e chi ha capito

Se c'è una cosa che ho capito in vent'anni è che spesso l'ostacolo più grande non è la disabilità. È la paura di chi sta intorno.

Non lo dico per giudicare. Sono genitori che amano i figli e che affrontano ogni giorno fatiche che chi sta fuori non immagina. Ma davanti alla sessualità si bloccano, rimandano, fanno finta che il tema non esista.

Quelli che resistono

«Mio figlio è troppo giovane per queste cose», detto di un uomo di trentacinque anni. L'ho sentito davvero e più di una volta. «Non voglio che si faccia strane idee», come se il desiderio fosse un'idea. «Se gli do certe cose poi diventa ossessionato», la paura che riconoscere il desiderio voglia dire scatenarlo.

Capisco queste paure. Ma il desiderio non sparisce se lo ignori. Diventa frustrazione, tensione, comportamenti che poi qualcuno chiama «problematici».

Quelli che hanno capito

Poi ci sono i genitori che mi danno speranza. Entrano e mi dicono «Mio figlio è un adulto e ha diritto di conoscere il proprio corpo, mi aiuta?». Hanno superato l'imbarazzo e hanno scelto di vedere il figlio come una persona intera.

Una madre mi ha detto una frase che non dimentico. «Preferisco che mio figlio scopra il piacere in modo sicuro, piuttosto che si faccia male cercando di capire da solo.» Questa è cura.

Il rischio che molti non vedono

Tenere un figlio lontano da ogni educazione affettiva e sessuale non lo protegge, lo rende più fragile. Chi non ha mai avuto parole per il proprio corpo fa più fatica a capire cosa è giusto e cosa no e a riconoscere quando qualcuno se ne sta approfittando. Proteggere vuol dire spiegare, con parole adatte a ciascuno.

L'assistente sessuale e l'Italia che non c'è

C'è una parte di questa storia che mi fa arrabbiare più delle altre. In alcuni paesi europei, come Germania, Danimarca e Svizzera, l'assistenza sessuale per le persone con disabilità è una realtà riconosciuta. In Italia no.

Cosa fa davvero un assistente sessuale

In Italia si parla di OEAS, operatore all'emotività, all'affettività e alla sessualità. Non è prostituzione. È una persona formata che accompagna chi ha una disabilità a conoscere il proprio corpo, il contatto, il piacere. Come racconta Il Post, negli incontri non sono previsti rapporti penetrativi né sesso orale e il contatto massimo previsto è la masturbazione.

Chi ci prova da anni

Il comitato LoveGiver di Max Ulivieri dal 2013 organizza a Bologna il primo corso di formazione per OEAS, e nel 2023 era ancora l'unico in Italia. Trecento ore, duecento di lezione e cento di tirocinio. Allora aveva formato una sessantina di persone, una trentina erano operative e arrivava una decina di richieste a settimana.

Nel 2014 al Senato è stato presentato un disegno di legge per riconoscere questa figura, firmato tra gli altri da Luigi Manconi e Monica Cirinnà. Non è mai stato messo in calendario e una legge che riconosca l'assistente sessuale, ad oggi, non c'è.

Il risultato lo vedo in negozio. Famiglie lasciate sole a gestire, come possono, bisogni che altrove sono seguiti da professionisti formati.

Quello che potrebbe cambiare le cose

  • Una formazione riconosciuta per gli assistenti all'affettività, con regole chiare e supervisione.
  • L'affettività nei progetti di vita indipendente, come quelli previsti dalla legge 112 del 2016, il «Dopo di noi».
  • L'educazione affettiva a scuola, anche nei percorsi per gli alunni con disabilità.
  • La formazione degli operatori delle strutture residenziali, che spesso non sanno come affrontare il tema.

Finché queste cose mancano, ognuno si arrangia come può. E lo scandalo non sono le famiglie che provano a dare dignità ai figli. È che vengono lasciate sole.

NoTaboo, il piacere per tutti

Quest'anno ho voluto esserci anche fuori dal negozio. Ho sostenuto come sponsor la terza edizione di NoTaboo, il festival di Max Ulivieri a Bologna dedicato a corpi, desideri e relazioni senza tabù. Per l'occasione ho donato una selezione di prodotti, dal succhiaclitoride al wand, dalla pompa ai lubrificanti, che sono stati regalati a chi partecipava.

«Il piacere non è piacere se non lo è per tutti.»

Max Ulivieri, nel post in cui ha presentato il regalo

È esattamente il motivo per cui ho voluto esserci.

E non è l'unico segnale. Nell'ottobre 2025 a Roma Parent Project e LoveGiver hanno organizzato «104 modi di amare», un convegno sull'affettività e la sessualità delle persone con disabilità. Il tema, piano piano, sta uscendo dalle stanze chiuse.

Come mi muovo oggi, con chi entra e con chi mi scrive

Prima di tutto, togliere la tensione

So che entrare in un sexy shop o anche solo scrivermi, costa fatica. C'è l'imbarazzo, la paura di essere giudicati. La prima cosa che faccio è togliere quel peso. Parlo normalmente, senza drammi e senza pietismo, come al bar con un amico. Quando le persone capiscono che non le guardo come «strane» si rilassano e lì comincia la conversazione vera.

Ascoltare prima di proporre

Ogni situazione è diversa. C'è chi ha poca forza o poca precisione nelle mani, chi usa la carrozzina, chi è molto sensibile al tatto o ai rumori, chi ha una disabilità cognitiva. Non esiste una soluzione unica. Chiedo, ascolto e poi propongo quello che può funzionare per quella persona, non quello che costa di più.

Quando l'erezione non c'è più

Molte richieste non riguardano una disabilità dalla nascita ma qualcosa arrivato dopo, un intervento, una terapia, una malattia che si porta via l'erezione. Le coppie non vogliono rinunciare, vogliono capire come fare. Una delle strade più concrete è lo strap-on cavo. Si indossa, non richiede erezione e il rapporto continua davvero. Racconto chi lo usa anche nella guida sul Peyronie.

Mi scrivono da tutta Italia

Tanti non comprano niente. Vogliono un consiglio o solo qualcuno con cui parlare senza vergognarsi. Rispondo a tutti, perché per molti anche mandare un messaggio è già un passo enorme.

Hai una situazione particolare? Raccontamela, ti rispondo io.

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Se cerchi qualcosa di concreto

Gli strumenti che consiglio più spesso

Per chi ha poca presa o poca mobilità, o ha perso l'erezione.

Non esiste il prodotto giusto per tutti. Questi sono i quattro che propongo più spesso, ciascuno per un motivo preciso.

Wand vibrante con impugnatura lunga e pulsanti grandi
Poca forza nelle mani

Impugnatura lunga e tre pulsanti grandi, si comanda con il pollice.

€ 69,00€ 62,10
Lo voglio adesso
Succhiaclitoride Satisfyer a onde di pressione
Senza movimenti precisi

Non vibra contro il clitoride, lo avvolge. Basta appoggiarlo.

€ 69,00€ 59,00
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Strap-on cavo indossabile con vibrazione
Senza erezione

Si indossa, è cavo e vibra. Il rapporto continua.

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Masturbatore Hedy con base a ventosa
A mani libere

Con la ventosa si fissa su una superficie liscia, senza doverlo tenere.

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Gli altri, dagli ovetti comandati con l'app alle pompe per l'erezione, li trovi tutti negli ausili per disabili. Se ti interessa il pavimento pelvico, ho scritto una guida a parte.

La chicca di Cristian

Prima di comprare scrivimi e dimmi cosa si riesce a fare con le mani, se si sta seduti o sdraiati, se il rumore può dare fastidio. Con due righe ti dico quale dei quattro scegliere, o se serve altro.

Non sai quale scegliere? Dimmi la situazione e ti consiglio io.

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Qualcosa si sta muovendo

Voglio chiudere con una cosa positiva, perché qualcosa sta cambiando e lo vedo con i miei occhi.

I genitori più giovani si informano, leggono, arrivano sapendo già che la sessualità dei figli è un diritto e non un capriccio. Non devo convincerli, devo solo aiutarli a trovare la strada pratica. Anche al Sud, dove di certe cose fino a pochi anni fa non si parlava, vedo più apertura. Rispetto al 2006 è un altro mondo.

E poi ci sono le singole famiglie. La madre che accompagna la figlia a scegliere un vibratore. Il padre che compra un masturbatore per il figlio e poi torna a ringraziarmi perché «è più sereno». Non sono eroi. Sono genitori che fanno il loro mestiere fino in fondo.

Se ti riconosci in queste storie

Se sei un genitore che non sa come muoversi, o una persona con disabilità che si sente invisibile, sappi che non sei solo. C'è chi ti ascolta senza giudicarti. Io sono uno di quelli.

Le domande che mi fanno più spesso

Le persone con disabilità hanno desideri sessuali?

Sì. Una disabilità non cancella il desiderio, l'affettività o il bisogno di intimità. Nell'indagine «Ora parlo io» di CoorDown, il 75% delle persone con sindrome di Down che non avevano una relazione diceva di volerla.

Cos'è l'assistente sessuale per persone con disabilità?

È una persona formata che accompagna chi ha una disabilità a conoscere il proprio corpo, il contatto e il piacere. In Italia si parla di OEAS, operatore all'emotività, all'affettività e alla sessualità. Non è prostituzione, e negli incontri non sono previsti rapporti penetrativi né sesso orale.

L'assistenza sessuale è riconosciuta in Italia?

No, in Italia non c'è una legge che riconosca questa figura. Un disegno di legge presentato al Senato nel 2014 non è mai stato messo in calendario. Il comitato LoveGiver forma operatori dal 2013. In paesi come Germania, Danimarca e Svizzera l'assistenza sessuale è invece una realtà riconosciuta.

Esistono sex toy per chi ha poca forza nelle mani o usa la carrozzina?

Sì. Per chi ha poca forza nelle mani vanno bene i prodotti con impugnatura lunga e pulsanti grandi, come il wand. Per chi fatica con i movimenti precisi c'è il succhiaclitoride, che basta appoggiare. I masturbatori con ventosa si usano a mani libere, e gli ovetti comandati con l'app si gestiscono dal telefono o si lasciano al partner.

Cosa si può fare se dopo un intervento o una malattia non c'è più l'erezione?

Una delle soluzioni più concrete è lo strap-on cavo. Si indossa, non richiede erezione e permette di continuare ad avere rapporti. Per capire le cause e le cure, la persona giusta resta l'andrologo o l'urologo.

È normale che un genitore compri un sex toy per un figlio adulto con disabilità?

Sì, succede più spesso di quanto si pensi. Molti genitori riconoscono che i figli adulti hanno bisogni legittimi e preferiscono accompagnarli in modo sicuro. È un gesto di cura e di rispetto, non qualcosa di cui vergognarsi.

Come arriva il pacco?

In un pacco anonimo, con mittente privato. Se preferisci puoi pagare in contrassegno alla consegna, e se mi scrivi prima su WhatsApp ti aiuto a scegliere.

Parliamone in privato

Se hai dubbi o vuoi raccontarmi la tua situazione, scrivimi su WhatsApp. Rispondo io, senza giudizi, anche se non devi comprare niente.

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Cristian Sottosopra
Cristian Sottosopra

Dal 2006 al banco di Sottosopra, a Gallipoli. Quello che scrivo viene da vent'anni di conversazioni con i clienti. Nel 2026 ho sostenuto come sponsor il festival NoTaboo.

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Articolo aggiornato il 7 ottobre 2026

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